L’Isola che c’è

di Rossella Vasta

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Forse uno dei luoghi più suggestivi della città di Palermo, il Foro Italico, anche conosciuto come “Passeggiata della Marina” o Foro Umberto I, si trova nel quartiere della Kalsa, tra la Cala e Villa Giulia. Sebbene la sua storia sia ben nota, ciò che ne è stato successivamente lascia ampi margini di perplessità. Si tratta di uno spazio che sembra raccontarci di equilibri che prima ci sono e un attimo dopo non più, un posto a intermittenza, che esiste da sempre ma isolato da tutto il resto, costantemente disponibile ma sempre in attesa di essere vissuto. Un luogo silente che in realtà dice tanto e che ci parla molto anche della sua città e del suo popolo: a volte snobbato, a volte preso troppo sul serio, un posto che si dà alla nostra vista ma allo stesso tempo vuole offrircela, un posto generoso. Una striscia di prato, un’isola verde in continua evoluzione, un giardino non soggetto a un vero e proprio utilizzo codificato e sottoposto a continue risemantizzazioni, non tanto per programmaticità politica ma per mano degli stessi individui che lo vivono e che lo sentono istintivamente come proprio.

Terra religiosa, uno dei pochi punti della città da cui è possibile vedere Monte Pellegrino, il promontorio della Santuzza. È proprio il Foro Italico il luogo in cui il 14 luglio Santa Rosalia, patrona della città, dopo aver attraversato le vie del centro storico sul suo carro, viene accolta da una grande folla in festa. Luogo per certi aspetti anche sacro dunque ma continuamente “profanato” da simpatici set fotografici per cerimonie e pre-diciottesimi e da coppiette innamorate alla ricerca di un po’ di intimità. Area per pic-nic improvvisati, palcoscenico per spettacoli musicali, palestra a cielo aperto, mercato multietnico e tanto altro … ma soprattutto punto fermo di campagne elettorali e dunque terreno fertile di speranze e progetti.

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La speranza della committenza “orlandiana” nel 2000, anno del suo ripristino, è stata quella di “restituire il mare alla città”. Il mare, infatti, ha bagnato la città di Palermo fino al secondo conflitto mondiale quando, dopo i bombardamenti del ‘43, la città decise di mettere, definitivamente e materialmente, “una pietra sopra” al suo mare. I cumuli di macerie, infatti – in conformità con il piano regolatore della città – furono diligentemente riversate nel tratto di mare su cui si affacciava la passeggiata del Foro Umberto I, allontanando il mare dalla sua città di alcune centinaia di metri, pochi in apparenza ma sufficientemente tanti da far sparire anche l’odore del mare.

Dimenticate, dunque, le romantiche passeggiate in carrozza al chiaro di luna e al suon delle orchestrine che si esibivano nel “Palchetto della Musica” – quest’ultimo voluto ai tempi degli antichi fasti – il lungomare, per anni viene abbandonato al suo destino e alla volontà di nomadi e giostrai. La bistrattata isola verde fronte-mare torna al centro del dibattito negli anni ottanta, quando una giunta di centro-sinistra ne ipotizza quantomeno un ripristino. Intento non portato a termine e saltato fuori, ancora una volta, in occasione di un importante incontro dell’ONU a Palermo, nel 2000.

Da allora sono stati principalmente due gli interventi messi in atto per la sua rifunzionalizzazione. Proprio nel 2000 l’amministrazione cittadina firma i lavori di bonifica dell’area, dando vita a un immenso prato verde con aiuole e un palmeto. Poco dopo, la committenza affida il progetto al noto architetto milanese Italo Rota che, ridisegnandone i connotati in modo più incisivo, alternativo e originale, dona a questo luogo un’ipotesi di utilizzo
che da tempo non aveva.

Quarantamila metri quadrati di manto erboso, 1200 metri di pista ciclabile dalla particolare bordura “a onde” che ricalca il perimetro dell’area, panchine e particolari in terracotta dai colori vividi e poi gli ormai noti dissuasori a forma di birillo: un particolare mix di natura e design.

Questa lunga trama di dissuasori a forma di birillo – ardita allusione alla balaustra che, prima della guerra, divideva la carreggiata dal mare –  costituisce, ormai, non soltanto lo skyline del Foro Italico ma anche il logo dell’intera città. Tali statuine, realizzate da un rinomato artista locale, sono la sintesi visiva del doppio profilo del quattrocentesco busto di Eleonora D’Aragona di Francesco Laurana, già conservato al museo di Palazzo Abatellis e dunque richiamo alla storia e ad altri luoghi simbolo della città. Proprio la lunga fila di soldatini, dal vistoso elmetto, sembrano volerci dire, finalmente, come fruire questo luogo: come entrarci, a quali condizioni e con la consapevolezza che adesso è soggetto al loro controllo. Un’area da rispettare dunque, qualsiasi cosa essa sia.

Il vero trait d’union tra il mare e la città si trova di fronte alla Porta dei Greci. Lungo il viale, di cemento verde, quello che rimane di due lunghe file di totem, anch’essi in ceramica colorata e decorata con figure che riprendono la tradizione marinara. Subito dopo, un’ampia area azzurra, proprio a ridosso del mare, ospita graziosi salottini in ceramica colorata; un posto in prima fila per godere dello spettacolo e dell’odore del mare.

Tutto ciò fa di questa installazione urbana un luogo che, seppur non riesce, ancora del tutto, a restituire il mare ai suoi cittadini, contribuisce – nei panni di oasi di pace e rifugio dal caos cittadino – a rendere Palermo più vivibile, ma soprattutto a fare in modo che il Foro torni ad essere un luogo identitario, torni a far parte dell’ itinerario turistico, nonché del dibattito cittadino come buona prassi da seguire.

Proprio a ridosso del prato, ad esempio, al confine con il Nautoscopio, da poco tempo un’area di circa ottomila metri quadrati ospita il “Parco della Salute”; un progetto promosso dall’associazione “Vivi Sano Onlus”, in collaborazione con altri enti e il comune. Si tratta di un parco inclusivo deputato al gioco e all’attività fisica e dedicato a Livia Morello, giovane palermitana scomparsa prematuramente per una rara patologia cardiaca. Un progetto di utilità sociale e di grande sensibilità cittadina che sembra rimare e amplificare l’opera di rifunzionalizzazione del Foro Italico. A noi piace pensare che tali pratiche possano fare da monito per una Palermo sempre più bella e sempre più viva, continuamente in fieri per mezzo di istanze istituzionali e non, individuali e collettive.

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